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Esperienze d'allevamento del Padda (Padda oryzivora
Linnaeus 1758)
L'allevamento del Padda, per quanto mi
riguarda, mi ha dato e continua a donarmi grandissime soddisfazioni. Ho iniziato ad allevare il Padda
quasi per caso, nel 1995, acquistai da un amico di un mio
collega di lavoro due Padda mutati bianchi, i quali mi erano
stati venduti come Becco di corallo (Estrilda troglodytes), ma
immediatamente mi sorsero dei dubbi sulla loro
identificazione, così mosso da curiosità mi
documentai, giungendo alla conclusione che si trattasse di Padda mutati
bianchi. Portati a casa li sistemai in una gabbia da 60 cm. con del
mangime per esotici munita di un classico nido a cassetta; dopo
una ventina di giorni iniziarono a deporre le prime uova e al diciottesimo
giorno dalla deposizione nacquero i miei primi Padda, ma
purtroppo dei cinque pullus nati tre non sopravvissero, poiché i
genitori amputarono loro le dita delle zampe e a due addirittura le ali.
Tuttavia i due pullus sopravvissuti vennero allevati senza
particolari problemi. La coppia depose altre due covate, la
seconda andò male, perchè si ripeté la solita amputazione degli
arti e riuscii a salvare alcun pullus, nella terza covata riuscii
invece ad svezzare tre Padda. Dopo questa brutta esperienza
decisi di cedere la coppia ad un mio amico, e qui avvenne la solita
fortuna del principiante, perché lui a differenza dello
scrivente, riuscì a far svezzare una dozzina di piccoli Padda in
tre covate. Dopo un anno decisi di riprovare con due coppie di Padda
ancestrali e due di isabella (anche denominati
pheomelanici). Questa volta i risultati furono ottimi e superiori
alle aspettative: con quattro coppie nacquero cinquanta Padda,
così decisi d'iniziare a partecipare alle prime mostre, con buoni
risultati. Da qui iniziai la mia avventura, due anni più tardi
acquistai degli opale che mi costarono l'ingente cifra di £.
300.000 la coppia! Anche con gli opale ebbi buoni risultati, e ne vedo i
benefici ancora oggi, perché proprio con questa mutazione vinsi
il mio primo titolo di Campione Italiano del 2002 a Follonica. Ma
non basta: gli opale non parevano mai sazi di farmi mietere nuovi allori:
anche nei campionati Italiani di Piacenza e Bari riuscii a
piazzarmi al primo posto. La accurata selezione che avevo
faticosamente portato avanti negli anni precedenti (memore di
quanto insegnava Zingoni: "il sentimentalismo è il peggior nemico
della selezione") ha iniziato a dare i suoi buoni
risultati. Oggi posseggo quasi tutte le mutazioni conosciute dei
Padda, trenta coppie, iniziando dagli ancestrali, che ritengo i
più belli per i loro colori (ed è mio intimo convincimento che quale che
sia la mutazione, la livrea ancestrale è pur sempre la più
bella). Inoltre gli ancestrali sono molto utili anche per chi si
diletta con le mutazioni: per migliorare le mutazioni (opale,
pastello, pheomelanico, topazio, opale pastello, opale isabella pastello,
isabella, pastello, argento simile all'opale, pezzato, bianco
ed una nuova mutazione uscita fuori da poco, l'agata e il testa
nera che più che mutazione si può definire un'anomalia del piumaggio)
bisogna inserire nelle linee selettive degli ancestrali al fine
di perfezionare il colore ed il disegno; per quello che riguarda
la taglia è altresì consigliato accoppiare dei maschi bianchi a femmine
ancestrali (ottenendo così della prole pezzata) e naturalmente
poi reincrociare i figli con i genitori in consanguineità. Il
Padda in Italia non è molto allevato, e siamo indietro con la Selezione
rispetto ai risultati attuali in Belgio, Olanda o la
Germania. Per questo ho deciso di fondare un Club di
specializzazione in modo da far conoscere sempre più
questo robustissimo estrildide (il nome scientifico è Padda
oryzivora Linnaeus 1758, anche se di recente taluni autori lo
classificano come Lonchura oryzivora (Linnaeus) 1758). Inoltre
c'è la questione degli adempimenti in materia di C.I.T.E.S. che aggravano
non poco la situazione dell'allevamento, poiché, da quando il
padda è entrato in appendice II, molti allevatori
hanno rinunciato al suo allevamento, si badi, si trattava e si
tratta di animali nati per la quasi totalità in allevamento,
anche perchè dalla fine degli anni '90 non arrivano più soggetti di
cattura. Che dire poi delle mutazioni, che in natura non
sopravvivono, eppure anche loro ricadono negli stretti dettami
della legge, così la presenza dei Padda alle mostre ornitologiche è
diminuita sempre più: ormai solo alle grandi manifestazioni si
riesce ad ammirare un buon numero di soggetti esposti,
sovente stranieri, tanto che alle mostre ornitologiche che si
svolgono nelle varie regioni italiane è difficile vedere
esemplari esposti. Con il Club di specializzazione ci adopereremo
per diffondere quanto più largamente possibile l'allevamento del
Padda e tutte le sue mutazioni, impegnandoci a fissare lo standard
offrendo a titolo assolutamente gratuito una qualificata
consulenza in materia di C.I.T.E.S. a tutti gli allevatori che la
richiederanno. Allevare il Padda, udirne il canto, apprezzarne le
doti di confidenza con l'uomo (in Giappone è tenuto libero in
casa e si comporta né più né meno come un cagnolino) ammirarne la costanza
e l'abilità nella riproduzione è una gioia che solo questo
uccellino indonesiano riesce a
procurare.
Rodolfo Gherlone - Giugno 2005 -
foto Gherlone 2005 tutti i diritti riservati.
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Padda opale pastello
femmina
allev. Gherlone
(foto Rodolfo Gherlone) |



| Campionato Italiano Follonica 1° posto singolo Padda
opale (foto Rodolfo Gherlone) |

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Campionato Italiano Bari
1° posto stamm Padda opale (foto Rodolfo Gherlone) |
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