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Padda, ovvero, “Campo di riso”



Il Padda è un Estrildide robusto sia nella taglia sia per le caratteristiche biologiche. Lo si può rinvenire al di sopra dei 1500 m s.l.m. in aperta campagna, nei terreni boscosi e cespugliati, finanche nei giardini ed ai margini delle aree coltivate delle isole di Giava e Bali. Frequenta preferibilmente le coltivazioni di bambù, di riso, frumento e cereali in genere, dove provoca sovente seri danni ai raccolti, con stormi che possono contare centinaia di soggetti. A riprova del potenziale “distruttivo” di questa specie, si tenga conto che le Autorità statunitensi ne hanno proibito l’importazione per evitare il rischio d’accidentali fughe e successiva naturalizzazione nel continente americano. Oltre a quanto sopra, la dieta del Padda prevede anche frutta e piccoli insetti, tuttavia l’alimento base è senza dubbio rappresentato dal riso specialmente, quello da coltivazione, tant’è che Padda significa appunto “Campo di Riso”. I luoghi prescelti per la nidificazione possono essere i più disparati, ma sempre più frequentemente si mantiene nei pressi delle zone sub urbane. Il nido, realizzato principalmente con steli di graminacee, è piuttosto grande e globoso. Il maschio corteggia la femmina con un canto abbastanza gradevole, poi, insieme, si producono in una breve parata eseguita con saltelli e vocalizzi, culminante con l’accoppiamento. Generalmente la femmina depone da tre ad otto uova e i partner si avvicendano nella cova per circa 17 giorni. Dopo 28/30 giorni i giovani nati s’involano e seppur quasi in grado di nutrirsi autonomamente, sono accuditi dai genitori per altre due o tre settimane. In questo periodo i novelli tornano la notte al nido. 

L’allevamento in cattività è iniziato ad opera dei Cinesi, ma è in Giappone che è avvenuta la prima selezione, dalla quale si sono successivamente evoluti i ceppi domestici. Uno dei motivi del successo del Padda, oltre all’aspetto, sicuramente accattivante, sta nella marcata adattabilità e nell’esuberante prolificità. Come già detto, l’alimentazione non richiede particolari attenzioni, infatti, in cattività non disdegna semi di panico, miglio, avena decorticata e scagliola nonché pastoncino secco. Un accorgimento può essere quello di somministrare piccole dosi di niger e canapa perché pare contribuiscano a conferire una maggior sericità al piumaggio ed aumentino la colorazione delle parti cornee. Va detto che la colorazione rosso-rosata del becco e parimenti del cerchio perioculare, altro non sia che il rosso del sangue che, grazie alla struttura della ranfoteca traspare, conferendo quella caratteristica colorazione. Molto graditi ed essenziali per l’apporto di sali e di calcio, risulteranno essere, il gritz, l’osso di Seppia e gusci d’uova di gallina, preventivamente bollite. Sempre gradito il bagno, anche più volte il giorno, sia d’inverno sia durante la cova. Un altro punto di forza di questo volatile, è senza dubbio la resistenza alle patologie aviarie; i suoi anticorpi, infatti, lo preservano da morti premature, causate semmai da incidenti fra le sbarre delle gabbie. Non di rado il Padda muore di vecchiaia e non peccando di longevità, potrà raggiungere la ragguardevole età di 10 15 anni. E’ noto il caso di un soggetto, che alimentato con misto per esotici e verdure, ha raggiunto “la maggiore età”. Disponendo di spazio, le condizioni ottimali per la detenzione ai fini riproduttivi, sarebbero quelle di adottare volierette da 120x60x50; ciononostante le comuni gabbie da cova (60x40x35) potranno risultare sufficienti, anche perché, il regime alimentare piuttosto spartano, ed il metabolismo dell’animale, non provocano eccessi di lipidi. Il nido è predisposto da entrambi i sessi all’interno di una cassetta (cm 12x12x20), preferibilmente con foro in posizione centrale. Il materiale utilizzabile (fibre vegetali, fieno di graminacee, sfilacci di juta), può essere posto, non pressato, direttamente all’interno della cassetta nido fino a riempirla, ma più semplicemente potrà essere messo a disposizione della coppia ponendolo all’interno della gabbia. Personalmente preferisco siano gli animali stessi ha realizzare l’opera perché ritengo che ciò rinsaldi il rapporto di coppia e stimoli in entrambi i sessi, gli istinti riproduttivi. L’unica incognita è rappresentata dalla fecondità dei maschi che potremmo definire poco affidabile. Alcuni esperti asseriscono che i maschi mutati solitamente conservino la loro potenzialità fecondativa solo fino al terzo anno di vita, altri ricordano agli allevatori che generalmente la certezza della riproduzione si abbia nel secondo anno. Per quello che mi è dato sapere, esistono maschi mutati bianchi che sebbene oltre il terzo anno di vita hanno con successo dato vita a numerose covate. La livrea del Padda e piuttosto sobria, con tonalità grigie e nere caratterizzate da disegni netti e zone uniformemente colorate. Il capo, fino alla nuca, è nero intenso, così pure il collarino che delimita il candore delle guance. Il petto si presenta grigio cenere e stacca nettamente dal ventre che invece appare grigio violaceo, che poi sfuma sino ad una tonalità biancastra nel sottocoda. Il dorso e le ali formano un tutt’uno grigio cenere, uniformemente distribuito, mentre coda e codione sono neri. L’occhio è scuro sul quale spicca il cerchio perioculare rosso. Il becco, conico e massiccio presenta, come già detto, una colorazione rosso rosata che sfuma verso l’apice. Nei soggetti selvatici si riscontra una maggiore espressione melanica, specialmente per ciò che attiene al grigio violaceo della zona addominale; di contro i soggetti di coltura si pregiano di piumaggi più serici e portamento più eretto, il che conferisce un aspetto di maggior eleganza. Nel 1800 è stata fissata la prima mutazione del Padda, la Bianca, alla quale si sono poi affiancate la Feomelaninica (già Isabella), allelica alla Topazio, la Pastello e l’Opale.

Il fenotipo del mutato bianco, è inutilmente caratterizzato da un candore uniforme su tutto il mantello, sul quale fanno spicco gli occhi, che rimangono scuri, ed il rosso del cerchio perioculare e del becco. I soggetti migliori possono offrire un riflesso azzurrato, conseguenza di una rifrazione della luce, a contatto con la struttura del piumaggio. Spesso i giovani del 1° anno, presentano macchie melaniche ataviche sul dorso che scompaiono però con la seconda muta.

Il Feomelaninico o rosso bruno, è invece contraddistinto da una colorazione di base uniforme con toni bruno ruggine chiaro, eccezion fatta per le zone d’elezione: calotta, collarino, gola e coda che assumono tonalità marrone ruggine molto carico. I disegni presenti nel tipo ancestrale (non mutato), rimangono evidenti e contrastanti con il fondo. L’occhio risulta rosso, più o meno scuro. Praticamente questa mutazione agisce provocando l’incapacità di produrre l’eumelanina nera e bruna, pertanto l’unica melanina non intaccata è appunto la feo, che deve presentarsi nella sua massima saturazione. I difetti più comunemente riscontrabili sono ascrivibili ad una scarsa saturazione della feo, schiarite a carico delle zone d’elezione, in modo particolare nel collarino, fino a causarne la scomparsa.

Ai fini selettivi, gli esperti consigliano l’accoppiamento in purezza, con l’inserimento periodico di soggetti ancestrali, dal disegno molto marcato. Assolutamente sconsigliato è l’accoppiamento con soggetti Topazio in quanto mutazione allelica alla Feomelaninica, dove otterremmo soggetti con fenotipi intermedi privi di valore espositivo. Di seguito una tabella di comparazione fenotipica fra la mutazione Feomelaninico e Topazio:
La mutazione Opale invece agisce marcatamente sia sull’eumelanina che sulla feomelanina, diluendole notevolmente. Siccome questa mutazione intacca particolarmente la parte superficiale del piumaggio, per effetto della diffrazione, il soggetto mutato avrà un aspetto decisamente azzurrato, dovuto ai fasci azzurri che colpendo i granuli eumelanici, riflessi attraverso lo strato superficiale quasi trasparente, offrono una visione di opalescenza, esaltata dalla sericità tipica della specie. Tale combinazione di fattori produce un colore argento, sul quale staccano le zone di elezione, di un bel grigio cenere azzurrato ed il bianco cremoso della zona addominale quasi priva di depositi feomelaninici.

Pare che a differenza del tipo base, dove il dimorfismo sessuale è appena percettibile, in tutte le mutazioni sopra descritte, le femmine si contraddistinguano per una colorazione mediamente più chiara.

Per gli appassionati di ibridi, il Padda offre diverse possibilità di incrocio, sia con il congenere Padda di Timor, che con gli affini Passero del Giappone, Cappuccino testa bianca, Cappuccino tricolore, Nonnetta maggiore, Becco d’argento e Diamante Guttato producendo prole molto attraente.

N.B.: la specie è iscritta nell’allegato II° degli elenchi CITES, pertanto al momento dell’acquisto, sia presso commercianti che da privati, è necessario richiedere un documento comprovante la regolarità dell’acquisto stesso, riportante:

Ø le generalità del cedente e dell’acquirente, 

Ø il luogo e la data nella quale avviene la cessione,

Ø il nome scientifico della specie (Lonchura oryzivora),

Ø il numero dei soggetti acquistati ed i dati relativi agli anelli. 

Successivamente, in caso di riproduzione, entro dieci giorni dalla nascita, è obbligatorio denunciare l’evento al Servizio CITES del Corpo Forestale dello Stato. Presso la Segreteria dell’Associazione sono disponibili i modelli prestampati per l’inoltro della denuncia delle nascite.

Gian Luca Tonelli

clubpaddaitalia@yahoo.it  

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